Il sesso c’è ma non si vede

Dal momento che sono passati diversi giorni dall’ultimo aggiornamento di questa pagina, la domanda è: cosa scegliere di pubblicare oggi, date le tante notizie papabili uscite nell’ultimo periodo? Riposta: di tutto un po’. Per parlare di cose diverse, ma collegate da quel sottile filo rosso che spesso c’è ma (a volte) non si vede: il sesso.

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Lo “stupro virtuale”. È un fenomeno balzato agli onori della cronaca solo recentemente ma che purtroppo esiste da tempo. È l’idea, tutta maschile, di condividere in gruppi chiusi sui social (principalmente Facebook) foto di amiche, conoscenti o donne sconosciute, ritratte in situazioni del tutto normali, e sottoporle alla gogna sessuale dei commilitoni. Commenti pesanti, offensivi, violenti per giudicare e stilare classifiche delle malcapitate. La presidente della Camera Laura Boldrini si è pronunciata sul tema: «È inaccettabile che una piattaforma globale con 28 milioni di utenti solo in Italia, usi la censura contro chi denuncia l’odio attraverso la pubblicazione di oscenità e violenza mentre non interviene nei confronti di chi lo mette in atto e se ne fa vanto». Si riferiva all’oscuramento di un post di denuncia pubblicato da una ragazza su Facebook e alla mancata chiusura invece dei gruppi che praticano questo “stupro virtuale”.

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I femminicidi e le violenze. Sono solo 20 giorni. Nemmeno tre settimane dall’inizio dell’anno. Ed è già successo questo:

  • 9 gennaio: Ylenia, 22 anni, Messina. Lascia il suo ragazzo e lui le dà fuoco. Dopo l’aggressione lei nega sia stato lui e lo difende.
  • 11 gennaio: Gessica, 28 anni, Rimini. L’ex fidanzato la sfregia con l’acido. Lei, troppo bella perché lui possa accettare di non possederla.
  • 12 gennaio: Tiziana, 54 anni, Milano. Uccisa per soldi da un uomo conosciuto online.
  • 15 gennaio: Rosanna, 50 anni, Milano. Uccisa dal marito, con cui aveva un rapporto teso a causa dei tradimenti di lui.
  • 16 gennaio: Teresa, 50 anni, Santa Maria Capua Vetere. Il marito le spara, la uccide, prima di rivolgere l’arma contro sé stesso.

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Il ciclo sbagliato. Di tutt’altro tono invece la notizia che riguarda Federica Pellegrini. Dopo 5 mesi dalla delusione delle Olimpiadi di Rio, Fede confessa: “Alla fine abbiamo capito che la causa è stata la vicinanza al ciclo. L’ho calcolato malissimo, e mi sono trovata a gareggiare nel momento per me peggiore fisicamente”. Si, succede anche questo a una donna. Un ciclo nel momento sbagliato può far perdere persino le Olimpiadi.

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Chelsea libera. È stata la talpa di WikiLeaks, il soldato che nel 2010 ha mostrato al mondo la faccia crudele degli americani in guerra, l’uccisione di civili innocenti durante la guerra in Iraq. Condannato a 35 anni per aver passato al sito di Julian Assange migliaia di documenti top secret, l’allora soldato Bradley Manning viene rinchiuso in un carcere militare solo maschile. E lì resta, nonostante poco dopo la condanna, Manning abbia dichiarato l’intenzione di cambiare sesso e sia dunque diventata Chelsea. Due tentativi di suicidio in carcere urlano il suo disagio. Se pochi giorni fa Barack Obama non l’avesse graziata, commutando la sua pena e stabilendone la liberazione a maggio, per quanto tempo ancora Chelsea avrebbe scontato la sua condanna in un luogo che viola in molti modi i suoi diritti?

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Tradizioni violente. Il parlamento russo ha dato il primo via libera a un disegno di legge che prevede la depenalizzazione della violenza domestica. Il maltrattamento in famiglia passerà da reato penale a semplice offesa amministrativa. Il motivo? Preservare le tradizioni russe che vedono nell’autorità e nel potere genitoriale la base delle relazioni tra genitori e figli. Le vittime di violenza domestica, bambini e donne in prevalenza, non potranno che essere ancora più vulnerabili, se questa proposta si trasformerà in legge.

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Nella stessa piscina. La Corte Europea dei diritti dell’uomo ha respinto il ricorso di due genitori che chiedevano che la loro figlia, per motivi religiosi, non facesse nuoto insieme ai compagni maschi. La coppia, di origine turca e di fede musulmana, chiedeva lezioni separate mentre la Corte ha dato ragione alla Svizzera, nel rispetto del principio di integrazione nelle aule scolastiche. Le lezioni di nuoto sono obbligatorie per tutti, previste dal programma delle scuole elementari. Un momento fondamentale nello sviluppo fisico e sociale dei bambini. Ma così come per l’ora di religione è prevista un’attività alternativa, non sarebbe possibile e auspicabile offrire un’attività sportiva che non entri in contrasto con la libertà di religione dei bambini? Il prevedibile risultato di questa sentenza sarà infatti quello di una bambina in meno in vasca con i compagni, e forse un passo indietro per l’integrazione.

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Il peso delle parole. “Talaq, talaq, talaq”. Se una donna musulmana indiana sente (o legge) queste parole, pronunciate o scritte (persino via Whatsapp) dal marito, si ritroverà improvvisamente single, abbandonata, senza sostegno economico. Divorziata. È una pratica non accettata in molti paesi musulmani ma ampiamente diffusa in India. Ora quest’usanza è sottoposta al vaglio della Corte Suprema indiana, insieme alla pratica dell’halala: se un uomo che ha divorziato dalla moglie tramite il triplo “talaq” ci ripensa, potrà tornare con lei solo dopo che la donna si è risposata, ha avuto almeno un rapporto sessuale con un altro uomo e ha subito nuovamente il triplo talaq.

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